Come il corpo risparmia energia durante uno sforzo estremo

Pubblicata sulla rivista Frontiers in Physiology una ricerca coordinata dall'ateneo scaligero che ha esaminato le risposte fisiologiche durante l'impegnativa prova di endurance, Giro dei giganti

Cosa succede al corpo umano quando affronta una prova di resistenza estrema? La risposta è stata indagata dalla ricerca “The Energetics during the World’s Most Challenging Mountain Ultra-Marathon. A Case Study at the Tor des Geants”, condotta dall’università di Verona, in collaborazione con gli atenei di Milano, Losanna (Svizzera) e Calgary (Canada),  pubblicata sul numero di dicembre della rivista internazionale Frontiers in Physiology.

Lo studio ha analizzato i parametri fisiologici di un partecipante al Tor Des Géants, il Giro dei giganti, un endurance trail che attraversa tutta la Valle D’Aosta: 330 km e 24.000 metri di dislivello.

Il Tor Des Géants è seguito dai ricercatori del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento fin dalla prima edizione del 2012.  Nell’ultima edizione seguita si è voluto approfondire l’evoluzione del fabbisogno energetico e delle risposte fisiologiche proprio durante lo sforzo, andando a vedere cosa accade durante una delle prove di montagna più impegnative. Per realizzare la ricerca è stato monitorato per tutto il tempo un maratoneta di cinquant’anni, che ha affrontato la gara con un metabolimetro, apparecchiatura che calcola il dispendio energetico attraverso la misura dello scambio gassoso.

Andando a controllare i parametri per tutte le salite, per un tempo di 80 ore su 128 di gara, si è potuto rilevare che l’energia spesa per metro verticale, con il passare dei giorni, invece di crescere, diminuiva. Sotto sforzo prolungato l’organismo impara a risparmiare energia. Questo è dovuto, secondo lo studio, a due fattori: il cammino continuo e prolungato modifica la tecnica di cammino, aumentando l’efficacia del movimento in termini di dispendio energetico e alla capacità del corpo ad adattarsi a spendere sempre meno energia con l’aumentare della fatica.

Maggiori informazioni sul sito del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento.