Discorso di Davide Turi

L'intervento del presidente del Consiglio degli studenti in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 2017/2018

Si riporta il discorso del presidente del Consiglio degli studenti Davide Turi in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2017/2018.

 

Buonasera, un cordiale saluto al Magnifico Rettore, alle Autorità presenti, ai docenti, al personale tecnico-amministrativo, agli studenti e a tutti voi presenti.

Anzitutto, ci tengo a ringraziare i miei amici e i miei colleghi rappresentanti degli studenti che mi hanno sostenuto nella stesura di questo discorso e che ogni giorno si impegnano per diminuire la distanza tra gli studenti e le istituzioni universitarie.

 

Cari colleghi,

Vorrei iniziare oggi riprendendo un paio di passaggi del sociologo Zygmunt Bauman, scomparso un anno fa, di cui avrete sentito parlare. Questo illustre studioso fu colui che coniò il termine “società liquida” per descrivere efficacemente il venir meno delle certezze e delle forme consolidate che caratterizza la società contemporanea. Per quanto i media abbiano abusato dell’espressione “società liquida”, a mio avviso vale la pena di soffermarsi su alcuni concetti.

“Tutti i punti di riferimento che davano solidità al mondo, un tempo stabili, sembrano in piena trasformazione.”

“Questa nostra epoca eccelle nello smantellare le strutture e nel liquefare i modelli, con casualità, senza preavviso.”

Insomma, l’incertezza che attanaglia la società moderna, e che oggi giorno attanaglia anche noi, deriva proprio dalla trasformazione dei protagonisti che vivono e formano la società, deriva dal nostro stesso cambiamento.

La colpa ed il merito di tale cambiamento è soprattutto da ricercare nella globalizzazione che, come sappiamo, ha cambiato il nostro modo di vivere e di relazionarci con gli altri. Lo smantellamento di tutte le nostre sicurezze e questa vita diventata appunto liquida e frenetica non hanno fatto altro che condurci ad una società individualizzata, ad un forte individualismo dove nessuno pensa all’altro come al compagno di un percorso ma bensì come un possibile antagonista.

Di effetti di una società individualizzata e frammentata se ne possono vedere tanti, una fra tutti la Brexit e le sue conseguenze di divisione e allontanamento, di rottura del sogno di integrazione europea nato oltre 60 anni fa. Non sono di certo qui a spiegare le ragioni di questa scelta né a dare le mie opinioni personali ma di certo sono qui a dirvi che proprio in questi momenti delicati dobbiamo essere i primi, grazie alla nostra piccola ma forte comunità studentesca, a rafforzare il legame che ci unisce. Il fatto di poter studiare ed istruirci qui in Università ci consente di vedere i rischi insiti nell’isolamento e nella divisione. Quindi ci tengo ad incoraggiarvi a distruggere le barriere e non ricrearle, a non permettere più a nessuno di separarci.

Sono qui a ricordarvi di accogliere ed apprezzare le nostre differenze che non ci indeboliscono, ma al contrario ci rendono forti e speciali. Ci vuole uno sforzo da parte di tutti noi, ognuno nel limite delle sue possibilità può fare grandi cose se trova il modo di relazionarsi e di fare squadra con altri.

Marie Curie, la prima donna alla quale viene offerta una cattedra alla Sorbona, l’unica Donna vincitrice di più premi Nobel in aree geografiche differenti; Barack Obama nel 2009 vince non solo le elezioni a Presidente americano, ma vince su tutti i pregiudizi che storicamente sono insiti nella mente umana diventando il primo presidente afroamericano nella storia del suo Paese; Oscar Wilde che ha regalato grandi capolavori alla letteratura e non nasconde il suo amore per un uomo dichiarando che “si era sposato tre volte nella vita, una con una donna e le altre due con degli uomini”, anche se questa sua scelta di vita lo porta dietro le sbarre per aver violato un emendamento che puniva gli uomini che praticavano atti sessuali fra loro. Questi sono solo alcuni esempi che dimostrano che una persona può essere speciale al di là da quanto possa sembrare “diversa” agli occhi degli altri.

In questi momenti storici delicati, dove la paura molte volte rischia di prendere il sopravvento, dove i pregiudizi diventano sempre più arma per ferire il prossimo, dove l’ignoranza alimentata ad arte dalle fake news porta a prendere decisioni irrazionali, non possiamo e non dobbiamo abbandonarci.

L’università è in partenza comunità, associazione, insieme di persone associate, corporazione, riprendendo il termine usato a Bologna nel 1100 per riferirsi alla corporazione degli scolari, non una semplice agglomerazione di studenti come oggi troppo spesso viene percepita. Insomma, mi piace ricordare che l’università nasce come un’organizzazione di studenti che sceglievano e finanziavano in prima persona i docenti e si organizzavano in collegi per l’aiuto reciproco fra compagni della stessa nazionalità.

Per questo motivo, mi dispiace invece vedere oggi che la collaborazione tra colleghi è sempre in quantità minore e che alcuni studenti fanno fatica anche a condividere gli appunti presi a lezione.

La nostra comunità studentesca deve essere il punto di partenza non soltanto per la diffusione del sapere ma anche e soprattutto un banco di prova concreta dell’idea di condivisione. Parlando di condivisione non si può non citare l’esperienza dell’Erasmus che da ormai 30 anni ci permette di vivere l’Europa da cittadini condividendo sapere, cultura, tradizioni e modi di vivere che a volte sembrano molto lontani da noi, condividendo con persone provenienti da Paesi profondamente diversi tra loro una parte del percorso di preparazione accademico ma soprattutto una parte della propria vita.

Questa esperienza, oltre a rafforzare la cittadinanza europea, consente un continuo flusso di cultura e conoscenza tra i diversi paesi, utilissimo per noi futuri cittadini del mondo che dobbiamo essere pronti ad apprezzare le differenze che ci caratterizzano.

Vi suggerisco quindi, e qui concludo, di vivere l’esperienza universitaria a 360 gradi, a godere degli aspetti positivi e ad impegnarvi a migliorare gli aspetti negativi. Il sistema universitario presuppone un ruolo dello studente partecipe, esigente, attivo e anche critico.

Viviamo questi anni universitari non come se fossero un percorso verso un attestato bensì come un cammino dentro di noi e nel mondo e vi assicuro che questo ci porterà lontano.

Grazie e buon anno accademico a tutti noi!