Vivaismo, un settore da 2,7 miliardi di euro

In università per fare il punto sul made in Italy da tutelare e promuovere

Oltre 112 mila addetti per 20 mila aziende, un fatturato annuo di 2,7 miliardi di euro, pari al 6% della produzione agricola nazionale e un export di circa 600 milioni di euro. Sono i numeri del florovivaismo in Italia, un settore strategico, anche per le esportazioni di ortfrutta Made in Italy, ma sconosciuto dai più e lontano dai riflettori dei mass media. Mercoledì 14 dicembre l’università di Verona, polo Santa Marta di via Cantarane 24, ospita un convegno per fare luce su questo comparto produttivo, capirne a fondo le potenzialità e le prospettive.

Dopo i saluti del direttore del dipartimento di Economia Aziendale Claudio Baccarani, a  introdurre i lavori della tavola rotonda saranno Stefano Bianchi, presidente Foragri, e Giandomenico Consalvo, presidente Civi – Italia. Previsto l’intervento di Davide Gaeta, docente dell’università di Verona e organizzatore del convegno. La sua relazione riguarderà il  valore economico e di mercato del vivaismo italiano nel mondo, a cui seguirà una serie di approfondimenti sull’attività di ricerca e innovazione condotta in seno al settore e sui risultati prodotti. Con le sue innovazioni, infatti, il vivaismo potrà incidere anche su cosa mangeremo in futuro. Le nuove varietà di frutta, verdura e ortaggi immesse sul mercato rappresentano oggi un nuovo made in Italy da tutelare e promuovere.

“ Un settore poco conosciuto dal grande pubblico – afferma Gaeta – ma di eccezionale interesse per l’economia agro-alimentare italiana. Tra i meriti del comparto, oltre al fatto di essere un fiore all’occhiello dell’Italia nel mondo e un vanto per l’agricoltura di Verona, il vivaismo predice con largo anticipo cosa si mangierà nei prossimi anni ed è quindi uno straordinario osservatorio di marketing agroalimentare”.

"Uno dei gioielli del nostro export agroalimentare – dice il direttore di Foragri Roberto Bianchi – è il settore ortofrutticolo, in cui siamo leader a livello mondiale. Senza il lavoro di ricerca e innovazione dei vivaisti le nostre produzioni ortofrutticole non potrebbero presentarsi sui mercati con lo stesso successo né potrebbero sostenere una concorrenza così agguerrita. I nostri prodotti ortofrutticoli sono apprezzati proprio per la loro qualità e capacità di innovazione. Questi atout derivano in gran parte proprio dai vivaisti che forniscono le aziende di nuove varietà, che con le loro caratteristiche incontrano le esigenze dei consumatori".

"Il momento del trasferimento tecnologico e dell'introduzione di innovazioni all'interno delle aziende – commenta Bianchi – è una delle cose più importanti per noi. Foragri punta a sostenere le aziende proprio in questa operazione di innovazione per renderle più competitive. E investire nel settore vivaistico, vuol dire anche sostenere l'importantissimo settore ortofrutticolo italiano".

"Oggi – prosegue – l’Italia è uno dei grandi incubatori di innovazione tecnologica nel vivaismo, ma la continua minaccia di nuovi brevetti sviluppati dalle grandi multinazionali potrebbe influire negativamente sulla competitività del settore. Le istituzioni dovranno quindi provvedere a una regolamentazione più stringente che tuteli da un lato il know-how italiano e dall’altro il consumatore da un’informazione incompleta o scorretta”.

12.12.2016