Unioni civili e convivenze: profili successori

Durante l'incontro, che si è svolto venerdì 2 dicembre, sono intervenuti esperti e professionisti del settore

"Unioni civili e convivenze: profili successori” è il titolo della conferenza realizzata nell'ambito del corso di Diritto delle successioni del dipartimento di Scienze giuridiche dell'università. L'appuntamento, realizzato con il patrocinio dell’Ordine degli avvocati e del Consiglio notarile di Verona, si è svolto il 2 dicembre al polo Zanotto, all'interno del programma del ciclo tematico “Casi controversi in materia di diritto delle successioni”.

"La nuova disciplina – ha dichiarato il presidente del Consiglio notarile di Verona, Nicola Marino – introdotta dalla legge 76/2016 e il diffondersi di formazioni sociali basate sui rapporti affettivi richiedono al giurista di elaborare soluzioni contrattuali idonee per rispondere ai desideri, alle aspirazioni ed alle esigenze di carattere patrimoniale richieste dalle “nuove” famiglie. Nel contempo, la disciplina della successione necessaria, che ha come punto di riferimento la famiglia tradizionale continua a determinare i problemi di disponibilità dei beni di provenienza donativa e la difficoltà di predisporre un’efficiente programmazione dei fenomeni di trasmissione patrimoniale dei beni familiari e di impresa. Il tema del Congresso ha posto al centro dell’attenzione lo studio della nuova disciplina delle “unioni civili” in relazione al diritto successorio per individuare soluzioni idonee ad affrontare la complessità del fenomeno".

"L’incontro – ha detto Romana Pacia dell’università di Trieste, tra i relatori del convegno – partendo dai profili successori della recente legge 76/2016, ha esaminato anche alcuni profili inerenti ai presupposti dei due istituti introdotti dal legislatore, soprattutto con riferimento alle convivenze. Infatti, se l’attenzione dei media si è concentrata quasi esclusivamente sui temi relativi alle coppie omosessuali, molto più trascurata, anche a livello di dibattito politico, appare la seconda parte del provvedimento, dove le nuove norme, delineando i limiti della convivenza “legale”, pongono seri problemi agli interpreti in merito alle regole da applicare a quelle convivenze che, pur presentandosi quali formazioni sociali degne di tutela, siano però estranee alla fattispecie delineata dal legislatore".

"L’Avvocatura veronese – ha detto il presidente dell’Ordine degli avvocati di Verona, Alessandro Rigoli – ha ringraziato l’università di Verona, e in particolare il professor Tescaro, per l’opportunità di riflessione sugli scenari aperti dalla legge di regolamentazione delle unioni civili e disciplina delle convivenze. In particolare, con specifico focus sulle convivenze di fatto, la riflessione ha riguardato la privatizzazione dei rapporti affettivi stabili e il nuovo ruolo che può e deve assumere l’avvocato, in particolare l’avvocato del diritto di famiglia, in virtù della sua competenza e conoscenza della patologia del rapporto affettivo, conoscenza che gli consentirà di fornire consulenza, caso per caso, atta a prevenire la patologia futura. E dunque di ascrivere reale funzione sociale di tutela al sapere professionale in un’ottica costituzionalmente orientata".

A presiedere i lavori Stefano Troiano, professore di Diritto privato e componente del Comitato di studio per la predisposizione degli schemi dei decreti legislativi in materia di unioni civili e convivenze. "Il convegno – ha rilevato Troiano – ha toccato nel vivo uno dei punti nevralgici della nuova disciplina introdotta dalla legge 76/2016, ovvero le ricadute sul piano del diritto successorio e, in termini più ampi, sulla pianificazione della trasmissione familiare della ricchezza in un contesto di famiglia sempre più variegato e, per taluni aspetti, finanche sfuggente nei suoi esatti confini. Le implicazioni per gli operatori sono numerose e, soprattutto in materia di convivenze, particolarmente complesse e non tutte adeguatamente ponderate dal legislatore. Di qui l’utilità di un confronto, come quello ideato dal professor Tescaro, non solo accademico ma incentrato sul dialogo tra le professioni, il ruolo delle quali il legislatore ha voluto ampiamente esaltare, soprattutto nel caso dei contratti di convivenza, e dal cui paziente lavoro tanto interpretativo quanto applicativo dipenderà in buona misura anche il reale successo della nuova disciplina".

05.12.2016