Sergio Pellissier con Raffaele Tomelleri e Alberto Nuvolari

Il capitano del Chievo a Scienze motorie per parlare dei valori che lo sport può trasmettere

Sergio Pellissier, storico capitano del Chievo, ha aperto, lunedì 21 novembre, a Scienze motorie il ciclo tematico di quattro incontri dedicato ai valori trasmessi dallo sport. L’iniziativa, che nasce dalla proficua collaborazione tra Scienze motorie e la società clivense, si inserisce nelle lezioni del corso di Giornalismo sportivo, tenuto dai docenti Alberto Nuvolari e Adalberto Scemma.

Pellissier, accompagnato dal club manager del Chievo Raffaele Tomelleri, ha affrontato, rispondendo alle domande di studenti e studentesse, il tema “I giocatori simbolo”, quelli che decidono di legarsi per un lungo tempo a una sola squadra. In Italia, ma anche all’estero, non sono molti, si ricordano Gigi Riva, che giocò tutta la sua carriera nel Cagliari, Paolo Maldini del Milan, Francesco Totti, attuale capitano della Roma, Alessandro Del Piero con i suoi diciannove anni in bianco e nero, e Javier Zanetti prima giocatore e attualmente dirigente dell’Inter. A questi nomi va aggiunto anche quello di Sergio Pellissier, al Chievo dal 2002. "Un giocatore decide di rimanere a lungo nella stessa squadra – ha spiegato Pellissier – per la fiducia che si istaura con la società e la responsabilità che ti viene riconosciuta. All’inizio non pensavo a una storia così lunga, ho iniziato senza sapere cosa mi aspettava. Poi ho avuto la possibilità di giocare con continuità. Non sarei mai arrivato a festeggiare le 400 presenze in serie A senza il Chievo, una società che crede nella persona, prima che nel talento. Per me una sorta di famiglia che mi ha responsabilizzato e riconosciuto. Mi sono conquistato il rispetto di tutti, perché circolava reciproca stima e rispetto. La società ha sempre scelto i giocatori in base al carattere, al loro comportamento. Al Chievo le pressioni sono minime, e spesso questo è un fattore che può condizionare, ma chi gioca per questa maglia rende anche senza pressioni, conta più il carattere della qualità. Io mi sono migliorato e continuo a farlo guardando i giocatori con più esperienza, apprendendo da loro. Come capitano e veterano della squadra cerco, poi a mia volta, di trasmettere le mie conoscenze ai più giovani affinché possano magari arrivare dove non sono arrivato io. Il calcio – ha concluso Pellissier – può trasmettere molti valori positivi, ma spesso ne vengono enfatizzati solo i lati negativi”.

È disponibile in podcast l'intervista a Sergio Pellissier realizzata dalla redazione di Fan.

24.11.2016